I Patriarchi: Giovanni de Cristofaro

Ci sono voci che non si spengono mai. Voci che, anche a distanza di decenni, continuano a parlare al cuore, a evocare mondi, a custodire radici. Giovanni De Cristofaro, nato a Monte Sant’Angelo nel 1886, è una di queste. Figura centrale della letteratura dialettale pugliese del Novecento, ha saputo dare forma scritta a un patrimonio orale che rischiava di scomparire, salvandolo dal silenzio dell’oblio. Trasferitosi in Valle d’Aosta, dove morì nel 1969, non recise mai il legame con la sua terra, che restò per lui nutrimento dell’anima e fonte inesauribile d’ispirazione.

La sua produzione – fiabe, novelle, prose e componimenti poetici in dialetto pugliese – non è semplice espressione di un’identità culturale, ma un gesto d’amore verso il popolo e la lingua. Non un esercizio folcloristico, ma una scelta precisa, quasi etica: quella di restituire dignità letteraria al parlato quotidiano, di dare voce a chi non l’ha mai avuta nei libri.

Considerato “uno dei massimi interpreti del folclore e della letteratura dialettale pugliese”, De Cristofaro ha saputo trasformare la tradizione orale garganica in autentica arte letteraria. In lui convivono l’intellettuale e il contadino, il poeta e il narratore popolare, il custode delle storie e il mediatore tra passato e presente. Per questo è stato definito il “cantastorie del Gargano”: perché ha saputo ascoltare il battito profondo della sua terra e tradurlo in parole che ancora oggi emozionano.

La raccolta della sua opera, curata da Michele Notarangelo, è introdotta dal saggio Le “lingue grosse” e accompagnata dalla toccante testimonianza del figlio Giuseppe, In ricordo di mio padre. Due prospettive diverse ma complementari, che ne illuminano tanto l’aspetto linguistico quanto quello umano e biografico.

In un secolo segnato dalla modernizzazione e dall’emigrazione, la voce di De Cristofaro si leva come resistenza poetica e culturale. Il suo percorso – dal sud al nord, ma con lo sguardo sempre rivolto al Gargano – racconta la storia di tanti italiani che hanno lasciato la propria terra senza mai smettere di portarla nel cuore. La sua è una letteratura della nostalgia, ma non malinconica: è memoria viva, consapevole, radicata, capace di superare i confini regionali e parlare all’universalità dell’esperienza umana.

Bibliografia

Notarangelo, M. (a cura di). (2015). Cantastorie del Gargano. Rete Italiana di Cultura Popolare.

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