Ferdinand Gregorovius (1821-1891), storico tedesco e autore della monumentale Geschichte der Stadt Rom im Mittelalter, visitò la Puglia nella primavera del 1874. Il viaggio fu compiuto insieme al fratello Julius e a Raffaele Mariano, filosofo e storico italiano vicino agli ambienti della cultura tedesca, che avrebbe successivamente curato la traduzione italiana del resoconto. Gregorovius raggiunse Foggia, Manfredonia e Monte Sant’Angelo nel mese di maggio, proseguendo poi attraverso altri centri della Puglia. L’esperienza pugliese confluirà nel quinto volume dei Wanderjahre in Italien, intitolato Apulische Landschaften e pubblicato a Lipsia da F. A. Brockhaus nel 1877.

“L’Arcangelo sul monte Gargano” Il capitolo dedicato a Monte Sant’Angelo porta nel testo originale il titolo Der Erzengel auf dem Berge Garganus. Nella versione italiana curata da Raffaele Mariano e pubblicata nel 1882 con il titolo Nelle Puglie, il capitolo diviene “L’Arcangelo sul Gargano”. Il titolo racchiude il fulcro dell’esperienza di Gregorovius: l’incontro con il santuario micaelico e con una tradizione religiosa che lo storico considera uno dei fenomeni più importanti della storia del cristianesimo occidentale.
Monte Sant’Angelo, “metropoli del culto dell’Arcangelo” Gregorovius definisce il santuario garganico “la metropoli del culto di San Michele nell’Occidente”, riconoscendogli una posizione eccezionale nella geografia religiosa europea. La definizione sarebbe stata successivamente ripresa dalla storiografia sul culto micaelico e da Giorgio Otranto, che la considera particolarmente efficace nel sintetizzare il ruolo storico assunto dal santuario. Il Gargano viene infatti presentato da Gregorovius come una sorta di “Hagion Oros dell’Occidente”, un monte sacro verso il quale convergono da secoli pellegrini provenienti da territori differenti.
L’angelo tra Oriente e Occidente Gregorovius apre il capitolo ricostruendo la diffusione del culto degli angeli nella tradizione ebraica e cristiana. Michele viene presentato come principe delle schiere angeliche e come figura associata alla protezione e alla lotta contro le forze del male. Il racconto si muove quindi dall’Oriente verso l’Occidente, seguendo idealmente la diffusione geografica del culto micaelico. Nel suo itinerario storico Gregorovius mette in relazione il santuario garganico con altri grandi luoghi dedicati a San Michele, fino al Mont-Saint-Michel in Normandia, creando una geografia europea dell’Arcangelo.
La leggenda dell’apparizione sul Gargano Dopo questa premessa erudita Gregorovius introduce esplicitamente la tradizione relativa all’apparizione dell’Arcangelo. Il racconto narra che a Siponto viveva un ricco proprietario chiamato Gargano, i cui armenti pascolavano sul promontorio. La scomparsa di un toro conduce Gargano e i suoi pastori fino all’ingresso di una grotta. Il tentativo di colpire l’animale con una freccia si conclude miracolosamente con il ritorno del dardo verso colui che lo aveva scagliato. La vicenda viene quindi riferita al vescovo di Siponto Lorenzo, che ordina tre giorni di digiuno. Nell’ultimo giorno di penitenza, secondo il racconto ripreso da Gregorovius, Michele appare al vescovo e dichiara di avere consacrato personalmente la grotta.
Il racconto del 493 e la tradizione agiografica Gregorovius colloca nel proprio resoconto la prima apparizione l’8 maggio 493 e la consacrazione del santuario il 29 settembre dello stesso anno. Queste date appartengono alla tradizione agiografica delle apparizioni e non devono essere intese come date storicamente documentate degli eventi soprannaturali narrati. Il principale testo medievale alla base della tradizione è il Liber de apparitione sancti Michaelis in Monte Gargano, che trasmise il racconto dell’apparizione e contribuì alla costruzione della memoria cultuale del santuario. Gregorovius, da storico dell’Ottocento, non si limita tuttavia a ripetere la leggenda: la inserisce nella più ampia storia della diffusione del culto di Michele.
Il toro, la grotta e la consacrazione dello spazio sacro Il primo episodio della leggenda assume nel racconto di Gregorovius una funzione fondativa. Il toro ritrovato davanti alla grotta conduce i protagonisti verso uno spazio che, prima ancora di essere trasformato in santuario, appare già segnato dalla presenza dell’Arcangelo. Quando Lorenzo entra nella caverna insieme ai cristiani, la trova trasformata in uno spazio luminoso e sacro: la roccia, l’altare e la luce celestiale diventano i segni della consacrazione divina. La grotta non è quindi presentata soltanto come luogo naturale, ma come spazio nel quale natura e manifestazione del sacro coincidono.
Il santuario e la memoria dell’antichità Una delle caratteristiche più interessanti della prosa di Gregorovius consiste nella capacità di sovrapporre la storia cristiana alla memoria dell’antichità classica. Prima di raccontare l’apparizione, egli ricorda che sul Gargano erano conosciuti nell’antichità santuari legati a figure come Podalirio e Calcante. In questo modo il santuario micaelico viene collocato all’interno di una più lunga storia sacra del promontorio: il cristianesimo non occupa uno spazio privo di memoria, ma si insedia in un paesaggio che Gregorovius percepisce già profondamente segnato da culti, oracoli e luoghi di pellegrinaggio.
La continuità dei luoghi sacri Il rapporto tra antichi culti e cristianesimo costituisce uno dei temi interpretativi più significativi del capitolo. Gregorovius descrive San Michele come colui che prende il posto di precedenti divinità e culti pagani, costruendo una lettura ottocentesca della cristianizzazione del paesaggio. Questa interpretazione appartiene alla cultura storica e comparativa del XIX secolo e va distinta dalle ricostruzioni contemporanee della cristianizzazione del Gargano. Il valore del passo risiede quindi anche nella testimonianza di come uno storico europeo dell’Ottocento interpretava il rapporto tra memoria pagana, culto cristiano e paesaggio sacro.
Il pellegrino Gregorovius La parte più significativa del capitolo nasce dall’esperienza diretta. Dopo avere ricostruito la storia del culto, Gregorovius abbandona progressivamente la posizione dello storico esterno e assume quella del pellegrino. Scrive infatti che da tempo desiderava visitare Lucera, Manfredonia e il Gargano e che solo nella primavera del 1874 poté realizzare il proprio desiderio. La salita al monte diventa così parte integrante della narrazione: lo studioso che aveva ricostruito attraverso documenti e libri la storia del santuario entra personalmente nello spazio che fino a quel momento aveva conosciuto attraverso la tradizione.
La grotta e l’esperienza del sacro L’ingresso nella grotta costituisce il culmine della visita. Gregorovius descrive una scena dominata dalla penombra, dalla luce delle candele, dalla moltitudine dei pellegrini e dalla figura dell’Arcangelo. La scala che conduce alla grotta, i pellegrini che si accalcano o pregano in ginocchio, l’altare illuminato e il movimento tremolante della luce producono un’atmosfera che lo storico definisce quasi irreale. L’esperienza visiva viene così trasformata in esperienza spirituale e letteraria, fino alla percezione del santuario come di un luogo sospeso tra realtà e sogno.
La città dei pellegrini Gregorovius osserva anche la dimensione collettiva del culto. Monte Sant’Angelo non appare semplicemente come un monumento, ma come una città animata dalla presenza dei pellegrini, dalle pratiche devozionali e dalla continuità del viaggio verso la grotta. Lo storico sottolinea che il santuario aveva mantenuto nei secoli una straordinaria capacità attrattiva e che pellegrini di differenti provenienze continuavano a salire il monte verso la stessa grotta. La continuità della pratica religiosa rappresenta per Gregorovius una delle manifestazioni più impressionanti della durata storica del luogo.
Monte Sant’Angelo nella geografia europea dell’Arcangelo Il santuario garganico viene inserito da Gregorovius in una rete europea di luoghi micaelici. Il confronto con Mont-Saint-Michel e con altri santuari occidentali permette allo storico di costruire una geografia dell’Arcangelo che collega l’Oriente cristiano, il Gargano, Roma e l’Europa occidentale. Monte Sant’Angelo occupa all’interno di questa geografia una posizione privilegiata, non soltanto per l’antichità del culto, ma per la continuità del pellegrinaggio e per la capacità del santuario di conservare una relazione diretta fra il paesaggio naturale della montagna e la memoria dell’apparizione.
La modernità davanti a un luogo antico Uno dei nuclei più suggestivi della narrazione nasce dal contrasto tra la modernità dell’Ottocento e la persistenza del santuario. Gregorovius osserva che nel corso dei secoli sono scomparsi imperi, popoli e lingue, mentre nuovi continenti sono stati scoperti e l’Europa è stata trasformata da rivoluzioni e invenzioni; la figura dell’Arcangelo, invece, appare immutata nella memoria dei pellegrini. Il santuario diventa così per lo storico un luogo nel quale il tempo storico sembra rallentare e nel quale il passato continua a manifestarsi attraverso la ripetizione dei gesti devozionali.
Un incontro tra storia, leggenda e viaggio “L’Arcangelo sul monte Gargano” è il risultato dell’incontro tra tre dimensioni: l’erudizione dello storico, la tradizione agiografica e l’esperienza personale del viaggiatore. Gregorovius ricostruisce la storia del culto, racconta le apparizioni secondo la tradizione e, nello stesso tempo, registra ciò che vede direttamente nel maggio del 1874. La grotta e il santuario diventano così luoghi nei quali il passato viene continuamente riattivato dalla presenza dei pellegrini e dalla stessa esperienza del visitatore.
Bibliografia
Gregorovius, F. (1877), Wanderjahre in Italien, Bd. V: Apulische Landschaften, Leipzig, F. A. Brockhaus. Il volume comprende il capitolo Der Erzengel auf dem Berge Garganus.
Gregorovius, F. (1882), Nelle Puglie, versione dal tedesco di Raffaele Mariano con noterelle di viaggio del traduttore, Firenze, G. Barbera, 451 pp.
Gregorovius, F. (1975), Nelle Puglie, ristampa dell’edizione italiana del 1882, Bologna. La ristampa è documentata nei repertori bibliografici specialistici.
Gregorovius, F. (1997), Wanderjahre in Italien, edizione C. H. Beck, München. Per il testo tedesco del capitolo Der Erzengel auf dem Berge Garganus.
Otranto, G. (2008), “Il cammino dell’Angelo tra strade e santuari di Puglia”, in AA.VV., Roma-Gerusalemme. Lungo le vie francigene del Sud, Roma, pp. 82–94.
Campione, A., & Laghezza, G. (2023), contributo sul culto di San Michele e sulla ricezione del santuario garganico nella letteratura di viaggio ottocentesca, Nuovo Meridionalismo Studi, IX, 16.
Treccani – Istituto della Enciclopedia Italiana, voce “Gregorovius, Ferdinand”, Dizionario Biografico degli Italiani. Particolarmente utile per la cronologia del viaggio pugliese del 1874 e per la genesi di Apulische Landschaften.
Regione Puglia, Puglia. Paesaggi e borghi d’Italia, documento di valorizzazione territoriale che riprende la definizione di Gregorovius relativa a Monte Sant’Angelo.