Castello di Monte Sant’Angelo

Il Castello di Monte Sant’Angelo domina dall’alto la città e il Santuario di San Michele, grazie alla sua posizione strategica sulla sommità dello sperone roccioso attorno al quale si sviluppò l’abitato medievale. La sua configurazione attuale è il risultato di una lunga stratificazione costruttiva, maturata nell’arco di circa un millennio, attraverso interventi normanni, svevi, angioini e aragonesi. Le fonti fanno risalire le prime strutture fortificate all’epoca del vescovo Orso I di Benevento e Siponto, intorno all’837-838, quando sarebbe stato edificato il Castellum de Monte Gargano. La natura esatta di questo primo impianto non è però completamente definita: la tradizione storiografica lo interpreta come un castrum di carattere bizantino, mentre gli studi storico-architettonici sottolineano la presenza di nuclei fortificati anteriori alle grandi trasformazioni medievali.

La fase normanna e la Torre dei Giganti Con l’affermazione dei Normanni nel Mezzogiorno, il castello assunse un ruolo centrale nel sistema difensivo dell’Honor Montis Sancti Angeli. Roberto il Guiscardo intervenne sulla fortificazione e sul sistema difensivo dell’abitato nella seconda metà dell’XI secolo. A questa fase è tradizionalmente collegata la Torre dei Giganti, una grande torre a pianta pentagonale, alta circa 18 metri, caratterizzata da possenti murature. La torre rappresenta uno degli elementi più antichi e monumentali del castello.

Alla Torre dei Giganti è legata anche la tradizione di Pilunno, personaggio della mitologia italica ricordato da Virgilio nell’Eneide. La leggenda locale ne ha fatto una figura delle origini remote della fortificazione, sovrapponendo memoria popolare e tradizione epica alla storia del monumento.

Gli Svevi e il castrum exemptum Nel XIII secolo, durante il regno di Federico II di Svevia, il castello acquisì una posizione di particolare rilievo nel sistema delle fortificazioni della Corona. Con un provvedimento emanato a Milano il 5 ottobre 1239, Monte Sant’Angelo fu inserito tra i castra exempta, le fortezze sottoposte direttamente all’autorità imperiale e sottratte alla giurisdizione locale. Il castello entrò così nella rete delle principali strutture militari controllate dalla Corona nel Regno di Sicilia.

A questa fase appartiene la Sala del Tesoro, uno degli ambienti più importanti del complesso medievale. La sala presenta una caratteristica copertura voltata impostata su un grande pilastro centrale e costituisce una significativa testimonianza dell’architettura fortificata dell’età sveva.

Gli Angioini e la prigionia di Filippa d’Antiochia Durante la dominazione angioina il castello continuò a svolgere funzioni militari e politiche e fu utilizzato anche come luogo di detenzione. Tra le figure legate alla sua storia vi è Filippa d’Antiochia, figlia di Federico d’Antiochia, figlio naturale di Federico II, e moglie di Manfredi Maletta. Filippa fu imprigionata nel castello, dove morì nel 1273.

Gli Aragonesi e la trasformazione rinascimentale Nel corso del XIV e XV secolo la fortificazione mantenne il proprio rilievo strategico e politico. Nel 1464 Ferrante d’Aragona concesse a Giorgio Castriota Scanderbeg, principe albanese e comandante militare alleato della Corona, la signoria su Monte Sant’Angelo e su altri territori del Gargano come ricompensa per i servizi prestati alla monarchia aragonese. Dopo la morte di Scanderbeg nel 1468, i suoi possedimenti passarono al figlio Giovanni Castriota.

Nella seconda metà del Quattrocento il castello fu interessato da una profonda trasformazione, determinata dall’evoluzione delle tecniche militari e dalla diffusione dell’artiglieria. Tra il 1491 e il 1497 furono potenziati il sistema delle cortine, le torri, il fossato e gli accessi alla fortificazione. La nuova configurazione comprendeva strutture adatte a sostenere l’impatto delle armi da fuoco e a migliorare le capacità di difesa e di tiro.

A questa stagione costruttiva è legato il nome di Francesco di Giorgio Martini, tra i principali teorici e progettisti dell’architettura militare del Rinascimento. Il suo sistema di fortificazione, basato su murature più robuste, torri adatte all’impiego dell’artiglieria e forme capaci di ridurre l’efficacia dei colpi nemici, trovò applicazione anche nel castello di Monte Sant’Angelo. Particolarmente caratteristico è il grande torrione a pianta ogivale, o “a mandorla”, che costituisce uno degli elementi più riconoscibili dell’architettura rinascimentale del complesso.

Il feudo tra Scanderbeg, Consalvo de Córdoba e i Grimaldi Nel 1497 il feudo di Monte Sant’Angelo passò al capitano spagnolo Consalvo Fernández de Córdoba, noto come il Gran Capitano, protagonista della conquista del Regno di Napoli per la Corona di Spagna. Nel 1552 il feudo fu acquistato da Girolamo Oliva Grimaldi per 30.000 ducati. La famiglia Grimaldi mantenne il controllo feudale di Monte Sant’Angelo per oltre due secoli, legando la propria storia a quella del castello e del vasto territorio garganico.

Dal sistema feudale alla proprietà civica All’inizio dell’Ottocento il sistema feudale entrò nella sua fase conclusiva. Nel 1802 l’Università di Monte Sant’Angelo, cioè l’amministrazione municipale dell’epoca, acquisì il feudo e i relativi diritti per una somma superiore a 243.000 ducati. Il processo di trasferimento della proprietà e della gestione del castello si completò nel corso dell’Ottocento, accompagnando il progressivo passaggio della fortificazione dalla funzione militare e feudale a quella civica e monumentale.

Il castello oggi Il Castello di Monte Sant’Angelo conserva oggi le tracce di tutte queste trasformazioni. La Torre dei Giganti, gli ambienti medievali, la Sala del Tesoro, le cortine murarie, le torri circolari, il torrione rinascimentale, il fossato e il sistema di accesso testimoniano la continua evoluzione di una struttura nata come presidio fortificato e divenuta nel tempo uno dei principali simboli storici e architettonici di Monte Sant’Angelo e del Gargano.

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