I Patriarchi: Giovanni de Cristofaro

Ci sono voci che continuano a parlare attraverso il tempo e che, affidando alla scrittura la memoria di una comunità, trasformano il patrimonio orale in letteratura. Giovanni de Cristofaro, nato a Monte Sant’Angelo l’11 ottobre 1886 e morto ad Aosta il 12 luglio 1969, è una delle figure più significative della cultura letteraria garganica del Novecento. La sua attività attraversò poesia, prosa e teatro in dialetto, insieme alla memorialistica e alla rappresentazione della vita, delle tradizioni e dei costumi del paese natale.

La formazione e il rapporto con Monte Sant’Angelo De Cristofaro studiò a Napoli, dove frequentò il liceo classico “Genovesi” e si iscrisse successivamente alla Facoltà di Lettere. Le vicende familiari lo riportarono tuttavia a Monte Sant’Angelo, dove intraprese la carriera amministrativa comunale, arrivando a ricoprire gli incarichi di vice-ragioniere capo e di segretario dell’ECA, l’Ente Comunale di Assistenza. La sua esperienza biografica rimase profondamente legata al paese d’origine, che costituisce il principale scenario umano, linguistico e culturale della sua opera.

Il dialetto come lingua letteraria Nel lungo arco della sua attività, De Cristofaro utilizzò il dialetto di Monte Sant’Angelo in contesti esplicitamente letterari, contribuendo a consolidarne l’uso nella poesia, nella narrativa e nel teatro. La prima opera pubblicata risale al 1927 e l’ultima al 1966: quasi quarant’anni nei quali il dialetto divenne per lui non soltanto uno strumento di rappresentazione della realtà locale, ma una vera lingua della memoria, dell’ironia, della riflessione e della narrazione.

Una produzione tra poesia, narrativa e teatro La produzione di De Cristofaro comprende Anema nova. Esercizii di lettura e traduzione dal dialetto garganico per le scuole elementari (1927), A cor’a core. Poesie dialettali garganiche (1929), Zurì, cane fedele… Quadri di vita garganica (1935), Chi lu dice? Prudebbie, additte e soprannume muntanere (1943), L’appuntamente (1955), ’Mmizzo la streta (1957), La lampa de la fede (1959) e Racconti del Gargano (1966). Accanto alle opere pubblicate durante la sua vita rimase un consistente patrimonio di testi e materiali successivamente recuperati e pubblicati.

La memoria della civiltà garganica Nei suoi testi Monte Sant’Angelo non costituisce soltanto lo sfondo della narrazione. Il paese è osservato attraverso i suoi rituali, il lavoro, le feste, le pratiche religiose, i pellegrinaggi, la vita familiare e i rapporti comunitari. In Racconti del Gargano, per esempio, De Cristofaro dedica pagine alla Compagnia di San Marco in Lamis e alla pratica del pellegrinaggio a Monte Sant’Angelo, restituendo dall’interno gesti, linguaggi e forme della devozione popolare.

Dal documento orale alla forma letteraria La sua scrittura nasce quindi da una forte attenzione alla lingua parlata e alla cultura quotidiana. Proverbi, modi di dire, soprannomi, racconti, ricordi e situazioni della vita collettiva vengono trasformati in materia letteraria. In questo processo il dialetto non viene trattato come semplice documento folklorico: diventa una forma espressiva capace di restituire la complessità psicologica dei personaggi, la comicità delle situazioni e, insieme, la profondità della memoria individuale e collettiva. La critica e le iniziative culturali dedicate all’autore hanno sottolineato proprio questa capacità di utilizzare il dialetto in una produzione letteraria consapevole.

Il “cantastorie” e l’identità garganica Il titolo Cantastorie del Gargano, scelto per la raccolta curata da Michele Notarangelo, sintetizza efficacemente questa dimensione della sua opera. La definizione è oggi entrata nella comunicazione culturale dedicata a De Cristofaro e richiama la sua capacità di trasformare la memoria della comunità in racconto letterario. Più che indicare un’attività professionale di cantastorie, l’espressione descrive il ruolo di narratore e interprete della cultura garganica che la sua opera ha progressivamente assunto nella memoria culturale locale. (

La riscoperta dell’opera Una parte significativa della produzione di De Cristofaro è stata riproposta dopo la sua morte grazie al lavoro editoriale di Michele Notarangelo. Sono state pubblicate, tra le altre, ’Mmizzo la streta (1997), Scene di vita (1999), Cantastorie del Gargano (2000), ’Ndegnamente (2002) e Lettere a Giovanni de Cristofaro. Catalogo della corrispondenza [1913-1969] (2005). Questa attività editoriale ha consentito di ricomporre un corpus più ampio e di restituire all’autore una posizione più riconoscibile all’interno della storia della letteratura dialettale garganica.

Michele Notarangelo e la costruzione della memoria critica La raccolta Cantastorie del Gargano costituisce uno dei principali strumenti attraverso i quali l’opera di De Cristofaro è stata riproposta alle generazioni successive. Il volume, curato da Michele Notarangelo, comprende i testi dell’autore, un saggio introduttivo dedicato alle “lingue grosse” e una testimonianza del figlio Giuseppe de Cristofaro intitolata In ricordo di mio padre. L’insieme permette di accostare la dimensione linguistica e letteraria a quella biografica e familiare.

Una letteratura della memoria La distanza geografica non cancellò il rapporto dell’autore con Monte Sant’Angelo. La sua produzione continua infatti a ritornare alla terra d’origine, alla vita comunitaria e alle esperienze dell’infanzia e della maturità. La nostalgia presente nei suoi testi non è soltanto sentimento individuale: diventa una modalità attraverso la quale un’intera civiltà locale viene osservata nel momento in cui la modernizzazione, l’emigrazione e la trasformazione degli stili di vita ne modificano rapidamente gli equilibri.

Il valore linguistico e culturale L’importanza di De Cristofaro risiede soprattutto nella capacità di aver documentato, attraverso una produzione letteraria ampia e articolata, il dialetto e l’universo culturale di Monte Sant’Angelo nel Novecento. La sua opera costituisce una fonte preziosa per la conoscenza della lingua locale e, nello stesso tempo, una testimonianza della società garganica, dei suoi riti, delle sue credenze e delle sue trasformazioni. La dimensione letteraria e quella documentaria convivono continuamente, rendendo i suoi testi significativi sia per la storia della letteratura dialettale sia per lo studio della cultura del territorio.

Un autore nella storia della letteratura dialettale pugliese De Cristofaro è presente nelle principali antologie della poesia dialettale pugliese e della poesia dialettale della Daunia. Pasquale Sorrenti lo incluse nella monumentale La Puglia e i suoi poeti dialettali del 1962; più recentemente Francesco Granatiero lo ha inserito nelle ricostruzioni della poesia dialettale della Capitanata. La sua opera appartiene quindi a una tradizione regionale più ampia, ma mantiene una marcata specificità linguistica e culturale legata a Monte Sant’Angelo.

La voce di Monte Sant’Angelo Giovanni de Cristofaro può essere letto oggi come uno dei principali interpreti letterari della memoria garganica del Novecento. La sua scrittura conserva parole, immagini, gesti e situazioni che appartengono a una società profondamente trasformata nel corso del secolo, ma lo fa attraverso una lingua capace di superare il valore puramente documentario. Il dialetto diventa così letteratura, memoria e strumento di identità: una voce individuale attraverso la quale continua a parlare una comunità.

Bibliografia

De Cristofaro, G. (1927), Anema nova. Esercizii di lettura e traduzione dal dialetto garganico per le scuole elementari, Monte Sant’Angelo, Tipografia del Gargano.

De Cristofaro, G. (1929), A cor’a core. Poesie dialettali garganiche, Monte Sant’Angelo, Ciampoli.

De Cristofaro, G. (1935), Zurì, cane fedele… Quadri di vita garganica, Monte Sant’Angelo, Ciampoli.

De Cristofaro, G. (1943), Chi lu dice? Prudebbie, additte e soprannume muntanere, Manfredonia, Armillotta e Marino.

De Cristofaro, G. (1957), ’Mmizzo la streta. Frà Felice. Versi nel dialetto di Monte Sant’Angelo, Foggia, Leone.

De Cristofaro, G. (1959), La lampa de la fede. Versi nel dialetto di Monte Sant’Angelo, Milano, Edizioni Convivio Letterario.

De Cristofaro, G. (1966), Racconti del Gargano, presentazione di Filippo Fichera, Milano, Edizioni Convivio Letterario.

De Cristofaro, G. (1997), ’Mmizzo la streta, a cura di Michele Notarangelo, prefazione di Cosma Siani, traduzione italiana di Franco Nasuti e G. de Cristofaro, Foggia, Claudio Grenzi Editore.

De Cristofaro, G. (1999), Scene di vita, a cura di Michele Notarangelo, Foggia, Claudio Grenzi Editore, ISBN 88-8431-019-9.

De Cristofaro, G. (2000), Cantastorie del Gargano, a cura di Michele Notarangelo, Foggia, Claudio Grenzi Editore, 224 pp., ISBN 978-88-8431-037-8.

De Cristofaro, G. (2002), ’Ndegnamente, a cura di Michele Notarangelo, Foggia, Claudio Grenzi Editore.

De Cristofaro, G. (2005), Lettere a Giovanni de Cristofaro. Catalogo della corrispondenza (1913-1969), a cura di Michele Notarangelo, Foggia, Claudio Grenzi Editore.

Granatiero, F. (a cura di) (2012), Dal Gargano all’Appennino. Le voci in dialetto, Foggia, Sentieri Meridiani. Il volume comprende una selezione di testi di Giovanni de Cristofaro.

Sorrenti, P. (1962), La Puglia e i suoi poeti dialettali. Antologia vernacola pugliese dalle origini, Bari, De Tullio, 464 pp.

Angelillis, C. (1931), “Uno scrittore dialettale: Giovanni De Cristofaro”, Il Gazzettino, Foggia, 15 marzo 1931. È una testimonianza critica contemporanea all’autore, particolarmente significativa per la storia della ricezione di De Cristofaro.

Biblioteca Comunale “C. Angelillis” di Monte Sant’Angelo, “Giovanni de Cristofaro”, scheda biografico-letteraria.

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