Il battistero di S. Giovanni, le cui attuali forme architettoniche risalgono al pieno XII secolo (mentre la pergamena del 1087 che cita i magistri Pagano di Siponto e Rodelgrimo va intesa più propriamente come termine post quem o relativa a una fase precedente), richiama una simbologia complessa, legata non solo al rito del battesimo ma anche alla rappresentazione del Santo Sepolcro. Noto come Tomba di Rotari a causa della scorretta interpretazione del termine tumba (che nell’epigrafe interna Rodelgrimen tumbam indicava la “cupola” e non il sepolcro del re longobardo, peraltro sepolto a Pavia), l’edificio era probabilmente destinato al battesimo dei fedeli della vicina chiesa di San Pietro, oggi scomparsa. Fu eretto nelle inconsuete forme di ambiente cubico absidato ad oriente, con le pareti incorniciate da robuste arcate concentriche a sesto acuto, su cui furono innestate, una sull’altra, con una sapiente scelta volumetrica tesa a simboleggiare l’ascensione verso la Gerusalemme Celeste, una serie di forme geometriche rastremate verso l’alto: un prisma ottagonale, due cilindri a sezione ellissoidale ed infine una cupola intessuta ad anelli concentrici. Due ordini di finestre e tre cornici ne scandiscono i piani ascendenti, fino a conferirgli l’aspetto di una massiccia torre campanaria.



Il portale, i capitelli e le cornici, sono scolpiti con episodi della vita di Cristo, con scene legate alla presenza angelica e con le allegorie dei Vizi e delle Virtù. Ad un’età più tarda, forse angioina, apparterrebbe invece la teoria di mensole della cornice superiore, con protomi e motivi vegetali caratterizzati dall’intaglio carnoso.
L’ingresso è sormontato da una lunetta, che riporta un’iscrizione, ripresa dalla Bibbia, allusiva alla redenzione insita nel battesimo. La lastra superiore, in pietra calcarea, presenta due episodi della Passione di Cristo: la Schiodatura dalla croce e la Resurrezione, l’architrave in marmo riporta la scena della Cattura di Gesù nell’orto degli ulivi.
I capitelli, all’interno, disposti su due fasce, riportano le scene del Sacrificio di Isacco, Balaam e l’asina e l’Annuncio ai pastori; le figure aspre e dure rivelano un programma iconografico colto che, seppur riconduca alle esperienze aquitaniche, rende l’edificio un ibrido unico, influenzato tanto dal mondo bizantino quanto da quello nordico-normanno. Sulla seconda cornice della cupola, sono raffigurate figure femminile dall’aspetto demoniaco: la figura in posizione eretta, identificata con la donna dell’Apocalisse, è legata per il suo valore simbolico, alle tematiche della caduta e del riscatto, filo conduttore del tessuto narrativo della Tumba.
Bibliografia
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