Il Battistero di San Giovanni in Tumba rappresenta uno degli edifici più singolari dell’architettura medievale pugliese. La sua forma, il progressivo sviluppo verticale, l’apparato scultoreo e i riferimenti iconografici rivelano l’incontro di tradizioni differenti: la cultura cristiana orientale e bizantina, il romanico dell’Italia meridionale, le esperienze dell’Occidente francese e aquitanico e le suggestioni legate ai grandi percorsi di pellegrinaggio. La sua eccezionalità risiede proprio nella capacità di concentrare, in uno spazio di dimensioni relativamente contenute, una pluralità di esperienze architettoniche e figurative che riflettono la posizione di Monte Sant’Angelo al centro delle reti religiose e culturali del Medioevo.



Origini e fasi costruttive La cronologia del Battistero è stata a lungo discussa dalla storiografia. Le attuali forme derivano da più fasi edilizie e non possono essere ricondotte a un unico momento costruttivo. Una parte della critica ha riconosciuto un primo nucleo anteriore al Mille, costituito dal corpo inferiore a pianta quadrata e con copertura a cupola, successivamente sopraelevato; un’altra proposta colloca invece la prima fase nella prima metà del XII secolo e una seconda fase agli inizi del XIII. In ogni caso, l’aspetto monumentale oggi visibile si formò attraverso successive sopraelevazioni e trasformazioni dell’edificio.
Pagano e Rodelgrimo Un ruolo fondamentale nella storia del monumento è legato a Pagano e Rodelgrimo, due personaggi documentati nelle fonti locali del primo XII secolo. Un documento del 1109 li identifica come cognati e associa Pagano, originario di Parma e residente a Monte Sant’Angelo, a Rodelgrimo, legato alla comunità garganica. La loro presenza è inoltre connessa all’iscrizione conservata all’interno dell’edificio, che ricorda l’ordine di realizzare la tumba. Questi dati hanno costituito uno dei principali elementi utilizzati per collocare nel XII secolo la sopraelevazione e la monumentalizzazione del battistero.
Il nome “Tomba di Rotari” La denominazione tradizionale “Tomba di Rotari” non identifica un sepolcro del re longobardo Rotari. L’edificio è oggi correttamente indicato come Battistero di San Giovanni in Tumba, mentre l’appellativo “Tomba di Rotari” è rimasto nell’uso per effetto di una secolare interpretazione dell’iscrizione interna e dell’associazione con la figura del sovrano longobardo. Rotari, morto a Pavia nel 652, è tradizionalmente ritenuto sepolto nella stessa città; non esistono elementi sufficienti per identificare nel monumento di Monte Sant’Angelo il suo mausoleo.
La funzione battesimale e il significato simbolico L’interpretazione più diffusa identifica San Giovanni in Tumba come battistero collegato alla vicina chiesa di San Pietro. La relazione tra battistero e luogo funerario ha però generato una lunga discussione sul significato originario del monumento. Nella tradizione cristiana il battesimo richiama infatti la morte e la rinascita spirituale: il neofita, attraverso il sacramento, “muore” simbolicamente al peccato e rinasce a una nuova vita. La geometria ascensionale dell’edificio e la sua articolazione concentrica sono state pertanto lette anche in rapporto a questa dimensione simbolica, oltre che alla tradizione dei battisteri e dei monumenti funerari.
L’architettura e la composizione dei volumi L’edificio presenta un corpo inferiore a pianta quadrata, organizzato attorno a piloni angolari sui quali si impostano robusti archi a sesto acuto. Sul nucleo principale si innestano successivi volumi sovrapposti e progressivamente rastremati verso l’alto: una struttura di andamento ottagonale, corpi di sviluppo cilindrico e, alla sommità, un tamburo ottagonale concluso da una cupola. Due ordini di finestre e più fasce corniciate scandiscono verticalmente il monumento, creando una complessa successione di volumi che accentua la percezione ascensionale dell’insieme.
La singolarità di questa composizione ha prodotto nel corso del tempo numerosi confronti tipologici. Gli studiosi hanno proposto rapporti con mausolei, battisteri e torri di area mediterranea e transalpina, evidenziando una pluralità di riferimenti che comprendono l’architettura pugliese, l’ambiente bizantino, l’area islamica e le esperienze romaniche dell’Europa occidentale. La forma definitiva dell’edificio appare quindi come il risultato di una complessa elaborazione architettonica maturata nel contesto internazionale del Mezzogiorno medievale.
Il portale e il programma figurativo L’ingresso attuale è costituito da una piccola apertura ricavata nella muratura e sormontata da elementi scultorei utilizzati come architrave e lunetta. L’apparato figurativo comprende scene della vita e della Passione di Cristo, immagini di carattere salvifico e motivi legati alla presenza degli angeli. La ricchezza delle raffigurazioni evidenzia un programma iconografico complesso nel quale la redenzione, la morte e la resurrezione assumono un ruolo centrale.
La lunetta e l’iscrizione biblica Sul listello che separa la lunetta dall’architrave è conservata un’iscrizione frammentaria tradizionalmente interpretata come quod petis habebis, “ciò che chiedi avrai”. Il testo è stato letto in relazione alla funzione battesimale del monumento e alla promessa di salvezza associata al rito. La decorazione dell’ingresso assume così il valore di una vera soglia simbolica tra la condizione precedente e quella successiva alla rinascita spirituale.
La Deposizione e la Risurrezione La lastra superiore del portale presenta due episodi cristologici: la Deposizione dalla croce e la Risurrezione. Nella prima scena compaiono Cristo, Giuseppe d’Arimatea, Nicodemo, Maria, Giovanni e altri personaggi; nella seconda sono raffigurate le Pie Donne presso il sepolcro e il Cristo risorto. La combinazione dei due episodi rafforza il tema della morte e della rinascita, particolarmente significativo in relazione alla funzione battesimale attribuita al monumento.
L’architrave e la Cattura di Cristo L’architrave marmoreo presenta una scena tradizionalmente identificata con la Cattura di Gesù nell’Orto degli Ulivi. La composizione mostra Cristo al centro, circondato da una serie di figure maschili armate e da altri personaggi. La critica più recente ha preso in considerazione anche una possibile lettura simbolica più complessa, nella quale il soggetto narrativo si intreccia con riferimenti alla duplice natura di Cristo e al significato liturgico dell’edificio.
I capitelli istoriati All’interno corre una fascia scultorea continua che comprende capitelli figurati, particolarmente insoliti nel panorama della scultura pugliese medievale per l’importanza attribuita alla narrazione. Tra gli episodi riconoscibili figurano il Sacrificio di Isacco, l’incontro di Balaam con l’asina e l’Annuncio ai pastori. Le scene sono accomunate dalla presenza dell’angelo quale messaggero e tramite della volontà divina.
La rappresentazione del Sacrificio di Isacco assume un particolare valore tipologico: l’angelo che impedisce il sacrificio viene interpretato come anticipazione della salvezza e come prefigurazione della vicenda di Cristo. L’Annuncio ai pastori, accompagnato dall’iscrizione annu(ntio) vobis gaudium magnum, collega invece la decorazione al tema dell’Incarnazione e alla diffusione di modelli iconografici di matrice bizantina.
Modelli aquitanici e cultura figurativa internazionale Le caratteristiche stilistiche dei capitelli, segnate da forme aspre, angolose e fortemente dinamiche, sono state messe in relazione con esperienze della scultura aquitanica e dell’Occidente romanico. La presenza di tali riferimenti, insieme agli elementi bizantini e alle altre suggestioni mediterranee, evidenzia la particolare apertura culturale della Capitanata medievale, interessata da intensi scambi di uomini, modelli artistici e forme architettoniche.
Le figure allegoriche e il tema della salvezza Accanto alle scene bibliche compaiono figure di carattere simbolico interpretate dalla critica come possibili allegorie dei Vizi e delle Virtù. Una delle immagini più note rappresenta una figura femminile nuda, circondata da serpenti e caratterizzata dalla presenza di una borsa di monete; essa è stata tradizionalmente identificata con l’Avarizia. Il significato complessivo dell’apparato figurativo sembra costruire un itinerario morale nel quale alla promessa della salvezza si contrappongono peccato, tentazione e caduta.
La figura femminile della cupola Nella decorazione delle fasce superiori sono presenti ulteriori figure femminili dalla fisionomia inquietante e demoniaca. Una di esse è stata interpretata come la Donna dell’Apocalisse e collegata al tema della caduta e del riscatto. L’interpretazione partecipa alla lettura complessiva del monumento come spazio nel quale architettura e scultura convergono nella rappresentazione della morte, della rinascita e della salvezza.
San Giovanni in Tumba e San Pietro Il rapporto con la chiesa di San Pietro costituisce un elemento fondamentale per comprendere il significato del battistero. Le recenti riletture del complesso hanno persino ipotizzato che l’edificio attualmente identificato come San Giovanni in Tumba possa occupare l’area della più antica chiesa di San Pietro ricordata dalle fonti altomedievali, successivamente sostituita da un nuovo edificio posto più a occidente. Si tratta di una proposta interpretativa che modifica la tradizionale lettura planimetrica del complesso e conferma la complessità delle sue trasformazioni.