Il Santuario di San Michele Arcangelo, riconosciuto nel 2011 come Patrimonio dell’Umanità UNESCO, (sito seriale per le importantissime vestigia longobarde) è uno dei più antichi e venerati luoghi di culto cristiano dell’Occidente. Le sue origini affondano nel V secolo, come narrato nel Liber de apparitione Sancti Michaelis in Monte Gargano, un testo agiografico latino che racconta tre apparizioni dell’Arcangelo Michele tra il 490 e il 493. Secondo la leggenda, Michele apparve al vescovo di Siponto, indicando una grotta come luogo sacro e promettendo protezione contro i nemici pagani. Questo evento segnò l’inizio di un culto che si sarebbe diffuso in tutta Europa.



La figura dell’Arcangelo Michele, il cui nome ebraico Mikha’el significa letteralmente ‘Chi è come Dio?’ (Quis ut Deus), rappresenta il vertice della gerarchia angelica nelle tradizioni abramitiche. A tal proposito, esiste un’affascinante ipotesi che rintraccia le radici del nome in epoca pre-abramitica, collegandolo a presunte attestazioni della divinità Mica-Il nelle tavolette di Ebla del III millennio a.C., sebbene tale connessione resti ancora oggetto di dibattito scientifico. Il santuario si sviluppò attorno alla grotta, divenuta meta di pellegrinaggi sin dall’Alto Medioevo, luogo che segnò l’inizio di un culto destinato a diffondersi in tutta Europa, facendosi veicolo di una profonda identità spirituale.
Il santuario si sviluppò attorno alla grotta, divenuta meta di pellegrinaggi sin dall’Alto Medioevo. La sua importanza crebbe con l’arrivo dei Longobardi, che lo adottarono come santuario nazionale, contribuendo alla sua monumentalizzazione e alla diffusione del culto micaelico. Il santuario garganico divenne un modello per altri luoghi di culto dedicati all’Arcangelo, come Mont Saint-Michel in Normandia e la Sacra di San Michele in Piemonte.
Questo luogo rappresenta un crocevia di storia, fede e cultura. Il culto dell’Arcangelo si intreccia con riti legati alla natura, alle acque miracolose della grotta e alle pratiche agro-pastorali locali, come dimostrano le festività dell’8 maggio e del 29 settembre, che coincidono con i cicli stagionali della transumanza.
Dal punto di vista architettonico, il santuario presenta una struttura complessa su più livelli, con elementi romanici e gotici, tra cui spiccano le celebri porte di bronzo realizzate a Costantinopoli e donate nel 1076 da Pantaleone di Amalfi. L’assetto originario della grotta era costituito da due cavità divise da un setto di roccia, una a nord ad un piano inferiore, dove l’Angelo avrebbe lasciato le impronte dei piedi e dove fu collocato l’altare delle Impronte; l’altra, più profonda, raccoglieva l’acqua che stillava dalla roccia ritenuta, dai pellegrini, di natura miracolosa. Di epoca successiva è la galleria a due campate che raggiungeva l’altare delle Impronte. La navata a pianta trapezoidale, VII secolo, è costituita da due ordini di archi, e ad essa si accedeva attraverso l’arco di San Pietro e Paolo, salendo una scalinata in muratura scavata nella roccia. In età longobarda fu costruita, da Romualdo, una nuova scalinata, successivamente, fu abbattuto il setto roccioso e fu costruita una seconda scalinata monumentale.
Nella seconda metà del XIII secolo il complesso, subisce radicali trasformazioni. Carlo I D’Angiò fa costruire davanti al santuariouna navata articolata su tre campate ed un’abside quadrangolare (l’attuale cappella del SS. Sacramento) coperte da volte a crociera. Viene edificato il campanile, di forma ottagonale, modellato alla maniera delle torri di Castel del Monte.
Nel 1395 fu realizzato il monumentale portale gotico d’accesso alla scalinata (quello attualmente a destra) su committenza della principessa angioina, Margherita, madre di Ladislao, effigiata in atteggiamento orante ai piedi della Madonna con Bambino tra i santi Pietro e Paolo, nella lunetta archiacuta.
Bibliografia:
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