Ferdinand Gregorovius, storico e scrittore tedesco dell’Ottocento, ci ha lasciato, nel suo diario di viaggio Nelle Puglie, un capitolo straordinario dal titolo ”L’Arcangelo sul Gargano” dedicato a Monte Sant’Angelo, che definisce “la metropoli del culto dell’Arcangelo in Occidente”. Con la precisione dello storico e la sensibilità del poeta, Gregorovius ricostruisce la straordinaria storia dell’apparizione di San Michele Arcangelo.
Così, Gregorovius racconta…
Il culto caldèo degli angeli era penetrato nell’Oriente e nell’Occidente, e Michele veniva venerato come il principe degli angeli. Il mondo era pieno delle sue apparizioni, e di leggende.
Era apparso in cento luoghi, in cima alle montagne, sulle spiagge del mare, nelle città, e s’era rivelato ovunque domatore di Lucifero. I vecchi culti pagani di Mitra, di Mercurio, di Ercole, di Erta, di Vesta e de’ Druidi vengono tutti da lui messi al bando, prendendone egli il posto.
Le prime apparizioni di San Michele avvennero…nelle province dell’Impero d’Oriente.
Poscia l’Arcangelo spiccò il suo volo dall’Oriente, e su pel mare passò in Occidente e fece la sua apparizione sul promontorio Gargano, nel 493.
Secondo la leggenda in Siponto viveva un ricco uomo di nome Gargano, i cui armenti pascolavano sul promontorio. Un giorno un bel toro scomparve.
Lunghe furono le ricerche di Gargano e de’ suoi pastori in tutte le sinuosità e i burroni del monte, sino a che non lo ebbero ritrovato all’ingresso di una grotta.
Pieno di furore per la molta pena durata, Gargano vuole uccidere il toro; ma il dardo scoccato gira sopra sé stesso e va a colpire il tiratore.
Il fatto prodigioso vien raccontato al vescovo di Siponto, Lorenzo; e questi ordina un digiuno di tre giorni.
L’ultimo giorno di penitenza, l’8 maggio dell’anno 493, apparve al vescovo l’Arcangelo Michele e gli annunziò, la grotta averla egli stesso consacrata, e dover quind’innanzi essere un luogo dedicato in onore di lui e degli altri angeli.
Ancora alcune volte apparve egli al vescovo trepidante, tanto che questi fece finalmente animo e insieme con altri credenti pose il piede nell’orrida grotta.
Vi si era aggiunto il fatto che lo stesso Arcangelo era apparso anche ai Sipontini nel momento che combattevano contro genti pagane, dalle quali la città loro era fortemente minacciata.
Entrati che furono nell’antro, i cristiani lo trovarono illuminato da una luce celestiale, trasformato per mano degli angeli in una cappella, e presso la nuda e rocciosa parete era elevato un altare coperto di porpora.
Lorenzo fece edificare una chiesa all’ingresso della grotta, e col consenso di papa Gelasio dedicò, il 29 settembre 493, il santuario all’Arcangelo.