Museo Etnografico “Giovanni Tancredi”

Il Museo delle Arti e delle Tradizioni Popolari del Gargano “Giovanni Tancredi” di Monte Sant’Angelo costituisce una delle più prestigiose istituzioni demoetnoantropologiche pugliesi, rappresentando un crocevia fondamentale per la documentazione della cultura materiale e delle pratiche sociali delle comunità garganiche. La sua origine è indissolubilmente legata all’opera di Giovanni Tancredi (1872-1948), educatore e ricercatore che, tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, si dedicò con rigore scientifico alla raccolta e allo studio del folklore locale.

Le origini della raccolta e il contesto nazionale La genesi del museo è il risultato di un processo progressivo. Tancredi iniziò a raccogliere strumenti agricoli, manufatti artigianali e oggetti di uso quotidiano a supporto della propria attività pedagogica, formando un primo nucleo espositivo strettamente legato alla “Casa dei Bambini”, istituzione educativa da lui curata. Nel 1925 la raccolta assunse una veste museografica definita e, grazie alla sua organicità, fu presentata in alcune delle più importanti rassegne nazionali dedicate alla cultura popolare: la II Mostra Internazionale di Arte Decorativa di Monza (1925), la Festa del Costume Italiano (1928) e l’Esposizione di Bolzano (1930).

L’opera di Tancredi si inseriva nel fervente clima di sviluppo dell’etnografia italiana, profondamente influenzato dall’eredità scientifica di Lamberto Loria, fondatore nel 1906 a Firenze del primo Museo di Etnografia Italiana. L’intensa attività di ricerca linguistica e folklorica di Tancredi culminò nel 1938 con la pubblicazione di Folclore garganico, una monumentale indagine su usanze, credenze, canti e proverbi del promontorio.

La Fototeca Tancredi Un tassello di inestimabile valore del patrimonio museale è costituito dalla Fototeca Tancredi, una straordinaria fonte visiva sulla società garganica a cavallo tra i due secoli. Il fondo, che conta circa settecento lastre negative e pellicole realizzate tra il 1893 e il 1932, fu riscoperto nel 1971 durante il riordino dei materiali del museo, e ulteriormente arricchito nel 1981 dal rinvenimento di nuovi scatti nei locali dell’ex convento di San Francesco. Per Tancredi la fotografia non era un mero vezzo illustrativo, ma un rigoroso dispositivo di indagine sociale: le sue immagini documentano mestieri, abbigliamento, pellegrinaggi micaelici e l’attività della stessa “Casa dei Bambini” tra il 1921 e il 1947.

La rifondazione del 1983 e l’approccio antropologico Una svolta decisiva nella storia dell’istituzione avvenne tra gli anni Settanta e Ottanta. Nel 1979 il Comune individuò nel complesso monumentale dell’ex convento di San Francesco la sede definitiva del museo, affidandone l’allestimento tecnico all’architetto Piero Batini. Inaugurato nel 1983, il nuovo museo non fu un semplice trasloco, ma una vera e propria rifondazione epistemologica, curata sotto il profilo scientifico dal professor Giovanni Battista Bronzini, allora direttore dell’Istituto di Storia delle Tradizioni Popolari dell’Università di Bari.

Il progetto di Bronzini superava la concezione ottocentesca del museo come accumulo di “reliquie” contadine. Gli oggetti vennero ricontestualizzati per ricostruire le complesse reti di relazioni tra uomo, economia, lavoro e tecnologia. Il museo assunse un carattere narrativo, ponendo Monte Sant’Angelo come punto di osservazione privilegiato per comprendere le dinamiche culturali dell’intero Gargano e i legami inscindibili tra la cultura materiale, il lavoro rurale e la dimensione sacra legata al pellegrinaggio di San Michele.

Dal museo degli oggetti al MeTA contemporaneo In questa prospettiva, la raccolta non è mai stata considerata un’opera chiusa, ma un centro di documentazione permanente del territorio. L’oggetto esposto – che sia un aratro, un abito tradizionale o un ex voto – diventa una chiave di lettura per decodificare le trasformazioni sociali tra XIX e XX secolo. Negli anni più recenti, questa impostazione narrativa è stata ulteriormente potenziata grazie a un restyling museografico che ha dato vita all’attuale MeTA (Museo Etnografico Tancredi). Il percorso odierno integra gli oggetti storici e le immagini della Fototeca con proiezioni, suoni e supporti multimediali interattivi, confermando l’istituzione come una vitale infrastruttura culturale per la conservazione e l’interpretazione della memoria del Gargano. 

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